Dopo una lunga trattativa, firmato il nuovo contratto nazionale del settore

Aumento salariale medio di 205 euro, welfare e misure contro il precariato e più sicurezza. Tutte le novità

 

È stato rinnovato il Contratto nazionale dei metalmeccanici che interessa in tutta Italia oltre 1,5 milioni di lavoratori occupati in più di 30 mila aziende del settore. Fim, Fiom e Uilm, insieme a Federmeccanica-Assistal, hanno raggiunto l’intesa al termine di una trattativa lunga, complessa e particolarmente serrata, culminata in un confronto no stop negli ultimi giorni di negoziato.

Il dato simbolo dell’accordo è l’aumento medio complessivo di 205,32 euro mensili a regime per il livello C3 (ex 5° livello) nel periodo 2024–2028.

Le tranche previste sono:

• giugno 2025: 27,70 euro
• giugno 2026: 53,17 euro
• giugno 2027: 59,58 euro
• giugno 2028: 64,87 euro

A questi incrementi si sommano i 312 euro riconosciuti nel periodo 2021-2024 attraverso la clausola di salvaguardia attivata per l’impennata inflattiva legata alla guerra in Ucraina e al caro energia. L’aumento salariale complessivo va oltre l’inflazione prevista per gli anni di vigenza contrattuale.

Aumentano anche i flexible benefits, che passano da 200 a 250 euro annui, portando il valore complessivo nel periodo 2021–2028 a 1.750 euro netti per lavoratore. Confermata la clausola di salvaguardia in caso di inflazione superiore a quella programmata.

La detassazione prevista dal Governo per i rinnovi contrattuali, con l’innalzamento della soglia fino a 35mila euro, consentirà a una parte significativa dei lavoratori di beneficiare di un aumento più tangibile del netto in busta paga, alleggerendo al contempo l’impatto per le imprese.

Sul piano normativo il contratto rafforza sicurezza, formazione e tutele, con maggiore protezione per i lavoratori in appalto, misure contro le discriminazioni, sostegno alle donne vittime di violenza e incremento della contribuzione aziendale alla previdenza complementare per le donne.

È prevista inoltre l’istituzione di una commissione nazionale per sperimentare, su base volontaria e a livello aziendale, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, analizzando organizzazione e carichi produttivi.

Il rinnovo interviene in maniera significativa anche sul lavoro precario:

• i contratti a termine oltre i 12 mesi saranno possibili solo con causali specifiche;
dal 2027 tali causali saranno utilizzabili solo se almeno il 20% dei contratti a termine è stato stabilizzato;
• per la somministrazione a tempo indeterminato viene introdotto il diritto alla stabilizzazione dopo 48 mesi di missione continuativa.

Una scelta chiara che punta a rafforzare l’occupazione stabile e a limitare l’uso improprio delle forme flessibili.

Viene ridefinito anche il capitolo flessibilità:

• estensione dell’orario plurisettimanale fino a 96 ore annue;
• tetto complessivo di 128 ore tra plurisettimanale e straordinario agevolato;
• aumento dei PAR collettivi da 5 a 7 giorni annui, per una gestione più condivisa dei picchi produttivi.

Sul piano sociale si rafforzano le misure di conciliazione:

• tre giorni di permesso retribuito all’80% per malattia del figlio fino a 4 anni;
• maggiore tutela per i lavoratori disabili e per chi è affetto da patologie gravi;
• possibilità di utilizzo di PAR senza preavviso per esigenze familiari improvvise.

Come affermato dai segretari generali Fim-Fiom-Uilm, si tratta di una trattativa sofferta ma che ha portato a un buon contratto, capace di salvaguardare il potere d’acquisto, rafforzare diritti e tutele e difendere il ruolo centrale del Contratto nazionale.

Questo rinnovo rappresenta un presidio fondamentale in una fase segnata da crisi industriali e ristrutturazioni, riaffermando il CCNL come primo strumento di tutela del lavoro e al tempo stesso come elemento di stabilità per le imprese. Il contratto dei metalmeccanici dimostra che è possibile tenere insieme salari, diritti, competitività e prospettiva industriale, restituendo dignità, sicurezza e futuro a un settore che continua a rappresentare un pilastro dell’economia e dell’industria del Paese.

 

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