Il 28 aprile 2026 ci ritroveremo all’NH Hotel di Lecco per il nostro secondo congresso, un momento fondamentale per confrontarci sul presente e sul futuro dell’industria nei territori di Lecco, Como e Sondrio.

Aprirà i lavori la relazione di Gabriella Trogu, segretario UILM Lario, per poi dare spazio ai contributi degli ospiti e alla tavola rotonda “Il futuro dell’industria ha il volto delle persone”, con il nostro segretario generale Rocco Palombella, 𝐎𝐬𝐯𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐃𝐚𝐧𝐳𝐢 – tra le figure più di rilievo nell’ambito risorse umane e fondatore della community FiordiRisorse – 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐒𝐚𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 – direttore di direttore di Oikonova, esperto di politiche industriali e relazioni di lavoro – ed Azzaro Enrico della segreteria regionale di UIL Lombardia.

Un confronto aperto su lavoro, competenze, innovazione e centralità dei metalmeccanici in un settore in trasformazione.

Seguiranno  gli interventi dei delegati e nel pomeriggio le conclusioni del Segretario Nazionale Rocco Palombella, prima della chiusura dei lavori. Un momento di partecipazione e responsabilità collettiva, per riaffermare che il futuro dell’industria passa dalla valorizzazione delle competenze, dei diritti e del contributo quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici.

IL PROGRAMMA

 

RELAZIONE DEL SEGRETARIO

“Un ringraziamento ai gentili ospiti, a tutti i delegati e delegate ai componenti del direttivo.

Un ringraziamento sincero va anche a tutti coloro che, pur senza alcun ruolo o in carico, mi hanno sostenuta, anche semplicemente con una parola, con il coraggio e con la fiducia.

Questo per me è il primo Congresso da segretaria, essendo subentrata a Enrico Azzaro. Non è stato semplice perché il lavoro fatto da Enrico era riconosciuto da tutti. Quando siamo arrivati nel territorio di Lecco, la UILM di fatto non esisteva.

Siamo partiti da zero. Con mille difficoltà, con pochi mezzi, ma con tanta determinazione. Abbiamo dovuto rimboccarci le maniche, costruire passo dopo passo una presenza, una credibilità, un punto di riferimento per i lavoratori.

Per me, dare continuità è stata una sfida impegnativa. Perché la continuità non significa copiare.

Significa, assumersi la responsabilità di andare avanti, con il proprio modo di essere, con la propria testa, con le proprie idee e soprattutto: con lo stesso impegno.

Un ringraziamento speciale alla mia squadra: Manuel, Igor, Aurora e Genni. E insieme a loro tanti altri che si sono messi a disposizione con grande generosità.
Persone che ci sono sempre state: nel presidiare l’ufficio, nel volantinare davanti ai cancelli, nel partecipare alle assemblee, nel mettersi in gioco per fare esperienza.
Grazie di cuore a tutti voi per esserci. Insieme alla squadra, che mi ha sostenuto e incoraggiato, siamo riusciti a dare continuità a quel percorso e a rafforzare la presenza della UILM Lario sul territorio.

Colgo anche l’occasione per ringraziare il nostro Segretario Generale Rocco Palombella per il lavoro svolto in questi anni e soprattutto per il sostegno che ha dato alla nostra organizzazione e al nostro territorio.Non è stato facile.

Ma oggi posso dirlo con orgoglio: ci siamo. E soprattutto: ci saremo.

E proprio partendo da qui, dal lavoro fatto e dalla presenza costruita in questi anni, dobbiamo guardare con attenzione al territorio in cui operiamo.

Il Congresso è un momento che non deve essere solo celebrativo, ma deve essere utile per capire dove siamo e che direzione vogliamo prendere.

Noi rappresentiamo un territorio con una forte identità industriale.

Lecco, Como e Sondrio non sono periferia produttiva: sono manifattura vera, fatta di competenze, esperienza e capacità di stare sui mercati internazionali.

Un sistema produttivo diffuso, fatto di piccole e medie imprese, fortemente integrate tra loro e con una chiara vocazione all’export. Un modello che nel tempo ha costruito competenze, professionalità e capacità di vincere le sfide internazionali.

Se guardiamo ai numeri, tra Lecco e Como parliamo di oltre 50.000 lavoratori nel metalmeccanico e circa 3000 imprese.

Numeri importanti che ci dicono quanto questo settore sia centrale per il nostro territorio.

La provincia di Lecco rappresenta il cuore industriale della Lombardia, con una delle più alte concentrazioni industriali a livello nazionale.

Qui a Lecco, si concentrano oltre 30.000 lavoratori e più di 2000 imprese metalmeccaniche. Parliamo di lavorazione dei metalli, meccanica di precisione, stampaggio componentistica trafilerie, automotive. Una filiera integrata, dove le imprese del territorio sono strettamente collegate. Ma accanto a questi punti di forza, dobbiamo guardare anche i segnali di difficoltà che colpiscono tutte le economie e quindi anche il nostro territorio.

Nei primi 9 mesi del 2025 si registrano oltre tre milioni di ore di cassa integrazione con circa 2000 lavoratori coinvolti. Questo significa che anche un territorio forte sta rallentando.

La provincia di Como presenta una struttura più diversificata. Il metalmeccanico resta centrale, con circa 18.000 e con oltre 1000 imprese, dove convivono settori storici come il tessile e con una crescita di imprese dei servizi.

Anche qui il è sistema fortemente legato alle filiere lombarde ed europee. Anche qui in questa provincia, si registrano segnali di rallentamento, legati alla volatilità delle commesse alle incertezze dei mercati.

Sondrio è un territorio diverso, presenta poche migliaia di addetti metalmeccanici con un tessuto produttivo composto di piccole imprese, spesso legate alla filiera lecchese.

Ma proprio per queste caratteristiche, le difficoltà si sentono di più.

I dati parlano chiaro: aumento significativo della cassa integrazione, fino al +39%. E questo deve farci riflettere. Le crisi non colpiscono tutti allo stesso modo.
Colpiscono di più i territori più fragili. Ma c’è un altro aspetto che dobbiamo dire con chiarezza. Come sindacato, non siamo quelli che difendono solo chi ha un lavoro.
Noi siamo sul campo anche per chi il lavoro non ce l’ha.

E spesso, devo dirlo con sincerità, ci facciamo sentire ancora di più per chi è in difficoltà, per chi fatica a vivere, per chi ha una famiglia e non sa come arrivare a fine mese.

Questo è il nostro modo di fare sindacato. Stare dentro le fabbriche, certo. Ma anche fuori dalla fabbrica, dove il lavoro manca oppure è troppo fragile.

Dal punto di vista occupazionale il contesto lombardo resta complessivamente positivo, con un tasso di disoccupazione intorno al 3%.

Ma attenzione: i numeri da soli non bastano.

Perché dentro questi numeri ci sono lavoratori, famiglie, storie.

E soprattutto c’è un dato che non possiamo ignorare:

  • cresce la cassa integrazione
  • cresce la difficoltà a trovare personale qualificato
  • cresce l’incertezza legata alle trasformazioni tecnologiche

Questo significa una cosa semplice: siamo dentro una fase di cambiamento profondo.

Un cambiamento che questi territori stanno affrontando con forza, ma che richiede scelte.
1) Scelte industriali
2) Scelte politiche
3) Scelte che mettano al centro il lavoro

Ma dobbiamo essere chiari: le condizioni non sono uguali ovunque.

Lecco tiene, ma con segnali di rallentamento e aumento della cassa integrazione.
Como è più esposta e le difficoltà si sentono di più.
Sondrio è il territorio più fragile.

Questo significa una cosa semplice: nessuno può sentirsi al sicuro.
E quando parliamo di industria, non parliamo in astratto.
Ed è da qui che dobbiamo partire per capire davvero in che fase siamo e quali scelte servono per il futuro.
Perché quando parliamo di territorio, parliamo di aziende, di lavoratori, di realtà concrete che ogni giorno tengono in piedi questo sistema.

Parliamo di RODACCIAI, una realtà importante per il nostro territorio, simbolo di una siderurgia che ha saputo innovare ma che oggi deve fare i conti con i costi energetici sempre più pesanti e con una competizione globale che non lascia margini di errore.

Parliamo di FIOCCHI MUNIZIONI, un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, che dimostra come qualità, competenze e capacità industriale possano fare la differenza anche nei momenti più complessi.

Parliamo di CARCANO, una storia industriale che rappresenta bene il nostro territorio: tradizione, lavoro, capacità di adattarsi ai cambiamenti senza perdere identità.

Parliamo di MOTO GUZZI, all’interno del Gruppo Piaggio.
Un marchio storico, che non è solo produzione, ma è cultura industriale e identità e forte legame con il territorio.

Ma il nostro territorio è fatto anche di tante altre realtà importanti.
Penso alla dell’Orto di Cabiate, un’azienda che rappresenta innovazione e capacità di stare dentro le trasformazioni del settore.

Arlenico, legata al settore strategico come l’acciaio, oggi fortemente esposto alle dinamiche internazionali e ai costi energetici.

E alla IHI Charging Systems International, e la Catra che dimostrano quanto il nostro territorio sia inserito anche nella grande filiere del automotive.

E proprio guardando a queste aziende, emerge con forza la fase che stiamo attraversando. Una fase fatta di trasformazioni e anche di incertezze, ma anche di grandi contraddizioni.
Perché da una parte abbiamo imprese che continuano a produrre, ed esportare, a stare sui mercati. Dall’altra, abbiamo lavoratori che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese.

Questo è il punto che non possiamo ignorare. Abbiamo salari che non tengono il passo del costo della vita. Abbiamo famiglie che vedono ridursi il potere d’acquisto. Abbiamo giovani che faticano a trovare un lavoro stabile di qualità. E allo stesso tempo abbiamo imprese che devono fare i conti con:

  • costi energetici altissimi
  • instabilità dei mercati
  • difficoltà programmare gli investimenti

E tutto questo rischia di scaricarsi sempre sugli stessi: i lavoratori.
E dentro tutto questo non possiamo ignorare il contesto più ampio.

Siamo dentro una fase segnata da tensioni internazionali e conflitti che stanno incidendo direttamente sulla nostra economia.
Le guerre, le crisi geopolitiche, l’instabilità globale non sono qualcosa di lontano.

  • le vediamo ogni giorno nei costi dell’energia
  • le vediamo nei prezzi che aumentano
  • le vediamo nelle difficoltà delle imprese e nel potere d’acquisto che cala

E ancora una volta il rischio è sempre lo stesso:
a pagare sono i lavoratori e le loro famiglie.

C’è poi un altro elemento che dobbiamo dire.

Siamo dentro una fase di transizione: digitale, tecnologica, ambientale. Ma questa transizione, così com’è oggi, rischia di non esse governata. La transizione o la governi, o la paghi.

E se non viene governata, il rischio è chiaro: perdita di posti di lavoro, precarietà, disuguaglianze. Quello che è stato fatto fin o ad oggi non basta. E non basta indipendentemente da chi ha governato.

Per troppo tempo abbiamo assistito alla politica del “non fare” si è lasciato che il mercato decidesse da solo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: filiere industriali indebolite,  territori lasciati soli,  lavoratori senza certezze e mentre noi discutiamo, gli altri paesi si muovono.

Francia e Germania sostengono le loro imprese con politiche industriali chiare.
La Spagna investe e programma.

Noi invece rischiamo di arrivare sempre dopo.
E allora il punto è qui : senza una strategia industriale, l’Italia perde!

Non è una questione ideologica.
È una questione concreta
se non difendiamo la nostra industria, qualcun altro difenderà la sua e vincerà.

Per questo serve un cambio di passo.

Serve una politica industriale vera, che metta insieme:

  • lavoro
  • impresa
  • innovazione
  • sostenibilità

Senza contrapposizione, ma tenendoli insieme.

Dentro questo quadro c’è un altro paradosso che dobbiamo affrontare.
Abbiamo aziende che non trovano lavoratori qualificati.
E lavoratori che rischiano di restare fuori dal mercato.

Questo significa che qualcosa non funziona
Serve una vera sinergia tra scuola, imprese e sindacato.
Serve formazione vera, formazione concreta, non sulla carta, ma una formazione legata al mondo del lavoro, che è in continuo mutamento.

Non servono solo braccia.
Servono competenze, teste, intelligenza.
E questo vale per tutti.

Per i giovani, che devono avere una prospettiva.
Per chi è meno giovane che necessita di formazione continua.
Per chi oggi è fuori dal mercato del lavoro.

Per i lavoratori stranieri, che non possono essere visti solo come manodopera, ma come persone con competenze, esperienze e capacità.

Noi dobbiamo essere chiari su questo punto.
Perché noi non siamo contro le imprese.
Noi siamo quelli che vogliono che le imprese funzionino, crescano e diano lavoro stabile e dignitoso.
Ma dobbiamo anche essere chiari:
quello che è stato fatto fino ad oggi non basta.

Non basta per sostenere l’industria.
Non basta per dare sicurezza ai lavoratori.
Non basta per affrontare le sfide che abbiamo davanti.

E allora il punto è uno solo:
serve una politica che metta insieme lavoro, industria e sostenibilità.
Noi continueremo a fare la nostra parte.
Nelle fabbriche, nei territori, nei confronti delle istituzioni.

Con una linea chiara: difendere il lavoro, creare il lavoro, dare dignità al lavoro.
Perché senza industria non c’è futuro.

Senza lavoro non c’è dignità.
Il lavoro povero oggi significa pensioni povere domani.

Ecco, questo è il nostro impegno di ogni giorno.

Noi ci siamo, la Uilm c’è.
Sindacato delle persone per le persone.

Viva, il lavoro. Viva Il Sindacato. Viva la UILM”.

 

Gabriella Trogu  – Segretario UILM Lario